:: BUGIMIRO'::

Sogno segreto di un tarlo


Nell'oscurità di uno spazio chiuso un sogno rode le ossa, consuma il corpo. La carne invisibilmente si logora, un tarlo trasforma il nulla della materia in nutrimento prezioso. Desiderio segreto di un tarlo di venire alla luce, di mutarsi, divenendo umano per far vedere all’uomo stesso la sua animale mostruosità.
Bugimirò è dunque un lavoro che ha come oggetto centrale di ricerca, il bisogno di trasformazione. Una metamorfosi del corpo attraverso la danza; che diviene mezzo necessario per una presa di coscienza umana ed elevazione della sua consapevolezza. Bugimirò è uno spettacolo in cui i piani della realtà onirica e della veglia si intrecciano per dare vita ad un senso altro. Bugimirò nasce da un sogno e come tutti i sogni al risveglio svanisce lasciando tracce mute, appena visibili, rintracciabili solo nelle sensazioni evanescenti rimaste nel corpo al risveglio.
Il tarlo di Bugimirò è come un pensiero che non ci abbandona mai, che non ci fa dormire, un tormento, un ossessione come il desiderio di un artista, come un torto subito, un rancore del passato, una voce che non ci lascia tregua, una pena insistente che ci svuota di energia, che ci chiede disperatamente di cambiare per non soccombere alla stasi stagnante, alla noia della ripetizione.
L’atmosfera della scena è a tratti irreale, a metà tra l’assurdo e il grottesco. La scena è dominata da un mobile di legno, stile anni sessanta, di quelli usati all’ingresso delle abitazioni per riporre i soprabiti. Il mobile in quanto cavo, dotato di sportelli e cassetti, che rivelano l’accesso ad un mondo interno vuoto, riproduce l'idea del luogo chiuso del Mito della caverna di Platone. Attorno al mobile una scena pressoché scarna, buia, assente. Il mobile è come fosse un vuoto, dentro un altro vuoto più grande, il palco del teatro che lo contiene. Una caverna, nella caverna. Il corpo del danzatore è anch’esso cavo, e riproduce in se un microcosmo oscuro abitato e consumato dal tarlo. Il corpo del danzatore in quanto casa diviene quindi nutrimento per il tarlo, un sacrificio necessario per liberare l’entità corpo dalla sua forma superficiale.
Bugimirò, ha come obiettivo quello di rompere la caverna - corpo per divenire cosciente del corpo nella sua totalità. Portare luce nei luoghi del corpo - caverna dove fin ora è esistita solo ombra. Il corpo del danzatore è come una caverna che va scavata dall’interno per conoscerla approfonditamente.
Il corpo che conosciamo è un corpo quotidiano, una caverna nella quale si proiettano immagini distorte della vera realtà del corpo.
Tatsumi Hijikata, ideatore dell’Ankoku Butoh, diceva: “Sono una scatola vuota! […] Il mio corpo si allargava senza limiti, in modo folle. Come il cielo, la mia danza è il segno di ciò che emerge dalla profondità del corpo”.
Il mobile in sé è una complessa macchina teatrale, luogo magico da cui tutto origina e dove tutto si trasforma.  Un elemento scenografico vivente che viene costantemente manipolato da due Blackmen, attraverso un’interazione dal vivo che coinvolge inoltre un musicista che amplifica e modifica i suoni prodotti dal mobile stesso e da chi lo abita. Infine il sapiente utilizzo di immagini video e luci, che vengono prodotte e proiettate dal mobile, offrono un contributo significativo al completamento della  narrazione dello spettacolo.

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